Di seguito riporto gli articoli scritti dopo la pubblicazione della guida digitale
Creare oggetti di design.
Tali articoli sono di ampliamento al contenuto della guida stessa in quanto è stato impossibile affrontare in modo approfondito tutti gli argomenti.
Chi ha domande da fare sul contenuto della guida può inviare un email all'indirizzo francescofilippi@francescofilippi.com
Articoli
COME DIVENTARE CONSAPEVOLI PER METTERSI IN PROPRIO
(6 - parte prima)
Riprendiamo ora il primo giorno della guida Creare oggetti di design
che riguarda “La buona formazione degli obiettivi”.
Alla fine del capitolo descrivo la necessità di “sapere dove si è per decidere dove andare” ; parlo della consapevolezza, quella sensazione interiore che ci fa percepire se stiamo procedendo nella direzione giusta nella vita, incluse le scelte professionali.
So che può sembrare strano affrontare questo argomento nel decidere di auto-produrre i propri oggetti, ma quando affronterete questa attività, lo farete per un grande numero di anni, che cambierà la vita a voi e alle persone che collaboreranno con voi; e sarà il modo in cui lo farete che farà la differenza.
Non pensate che sia una stravaganza fare un percorso di crescita personale per compiere un passo nel mondo come imprenditore; sono percorsi intimamente legati anche se i meccanismi che li regolano sono ancora poco conosciuti nella nostra cultura.
Il motivo che potrebbe spingervi a farlo è che un percorso simile potenzia le vostre doti, ve ne crea di nuove, con un notevole riflesso sulle vostre capacità creative, di apprendimento e professionali.
Purtroppo siamo stati educati ad apprendere ma non a strutturare ciò che gestisce la conoscenza e il modo con cui la si usa, che riguarda in modo diretto l’etica che potremmo definire
come: “La ricerca di uno o più criteri che consentano all'individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri”. (Wikipedia)
Assodata l’importanza dell’etica, mi preme sottolineare che il periodo che stiamo attraversando è contraddistinto da una profonda recessione economica, riflesso diretto di una grande carenza di consapevolezza, coscienza ed etica nella politica, nel mondo del lavoro, nel business, nell’individuo.
È quindi assolutamente indispensabile che correttezza e consapevolezza diventino le parole d’ordine per una società più evoluta e più giusta.
Perché questo accada dobbiamo rispettare il sistema.
Se lo rispettiamo, quando siamo in difficoltà, questo si prende cura di noi, in quanto facciamo parte di un network indivisibile. Se non lo rispettiamo, questo reagisce e si autoregola fino a quando l’equilibrio non si è ristabilito anche a costo di “eliminarci”.
E così, se buchiamo l’ozono, non siamo più protetti dai raggi cosmici; se avveleniamo l’ambiente, mangiamo cibi avvelenati; se produciamo armi, prima o poi queste verranno usate contro di noi; se siamo scorretti nel business, veniamo estromessi.
A seconda delle situazioni questa “ricalibrazione” avviene in un numero di anni indefinito, secoli in alcuni casi e le nostre capacità conoscitive sono così limitate che non ci accorgiamo che ne siamo stati noi la causa.
Ecco allora l’importanza di essere consapevoli: riconoscere che tutto fa parte di un enorme mosaico, che include la responsabilità personale di unire piuttosto che separare in tutti i contesti.
Quando ad esempio siamo padri di famiglia, diventiamo responsabili di tutte le persone che sono all’interno di un cerchio ideale tracciato intorno a noi, che rappresenta il nostro ruolo.
Quando diventiamo imprenditori o dirigenti, il cerchio che rappresenta il nostro ruolo è più ampio e include più persone che dipendono da noi. Solo se diventiamo consapevoli di ciò, possiamo diventare responsabili delle persone all’interno del cerchio.
Siamo partiti da un oggetto da produrre e ci ritroviamo ad essere responsabili del buco dell’ozono e a dovere fare un percorso di crescita?
Si perché ciò che avviene là fuori è un riflesso di ciò che noi siamo senza eccezioni e ne siamo responsabili.
Nel prossimo articolo parlerò in generale dei corsi di crescita personale, ma posso dirvi sin da ora che costano molto poco in relazione ai benefici che producono e innescano un processo evolutivo che rappresenta un “punto di non ritorno” rispetto alla vostra vita, con la conseguenza che finalmente riuscite a “godervi l’attimo”!
Oggi trattiamo il punto d) della “Buona formazione degli obiettivi” della guida “Creare oggetti di design” dove prendo in considerazione l’”Essere flessibili con il proprio comportamento e modificarlo fino al raggiungimento dell’obiettivo”
Trattiamo i 6 punti che compongono questo tema:
1) ESSERE CONSAPEVOLI DELL’ERRORE
Significa avere individuato che si è verificata una situazione critica che non ha funzionato; individuare le possibili cause, conoscere gli attori della “scena” e metterli a conoscenza dell’errore che si tenterà di correggere, condividendo i metodi che si adotteranno.
2) DECIDERE CHI HA LA RESPONSABILITÀ DELL’ERRORE
Comunicare in modo scorretto un errore, da chi non lo sa fare, lede l’autostima e attiva meccanismi vendicativi. Un individuo accusato ingiustamente come prima azione inizia a rubare risme di carta, poi cancelleria, soldi, rivela segreti aziendali, distrugge documenti.
Se stai lavorando in proprio con o senza soci sei sicuro che l’errore l’hai commesso tu. Se hai la sensazione che l’abbia commesso un altro valuta sempre se la responsabilità iniziale è comunque tua, anche se lontana nel tempo. La cosa più difficile nell’individuare un errore, oltre a quella di stabilire connessioni di causa-effetto, è accettare che la causa possa essere molto antica.
“I ragazzi di oggi non hanno valori!” Difficile che abbiano valori se non glieli abbiamo trasmessi noi in una società piena di ingiustizie che loro, proprio perché senza esperienza, non sanno ancora gestire.
3) INDIVIDUARE I FATTORI CHE HANNO CAUSATO L’ERRORE
Gli errori possono essere causati da:
a) mancanza di competenze specifiche rispetto al compito;
b) mancanza di comunicazione tra individui di un team;
c) anomalie comportamentali degli individui;
d) mancanza di obiettivi;
e) mancanza di risorse;
f) assenza di integrità di chi dirige e non che genera ingiustizie, azioni poco etiche, confusione, ansia, depressione.
4) PIANIFICAZIONE DELLA CORREZIONE DELL’ERRORE CON STRUMENTI ADATTI
Ogni errore commesso necessità di strumenti dedicati gestiti da professionisti. Una “bella sgridata” non risolve mai la situazione.
Possiamo distinguere gli errori di chi comanda e di chi esegue.
Errori di competenze da entrambe le parti, andranno risolti con formazione così come gli errori relativi alla comunicazione. Errori relativi ad obiettivi e risorse dovranno essere risolti a monte da chi dirige. Errori per mancanza di integrità/ etica riguarderanno il singolo individuo che, una volta che gli venga comunicato l’errore, potrà scegliere di prendersene la responsabilità e di correggerlo.
5) DEFINIZIONE DEL NUOVO OBIETTIVO
Per terminare il processo di eliminazione dell’errore e per dare nuova energia al team è necessario definire un obiettivo condiviso insieme alla programmazione delle risorse, sia umane che economiche, con un’attenta definizione dei compiti e delle responsabilità.
6) ACCETTARE DI PAGARE UN PREZZO ADEGUATO SIA ECONOMICO CHE PSICOLOGICO PER L’ERRORE COMMESSO
Ogni errore ha un prezzo che può essere di tipo: economico (una sanzione), lavorativo (retrocessi dalla posizione, licenziamento), interpersonale (venire abbandonati da un collega, da un amico, dal partner, dai figli, dalla società).
Ogni errore però merita che qualcuno si occupi di aiutare chi l’ha commesso. L’isolamento è il peggiore dei rimedi: genera disadattati ed ha conseguenze “boomerang” anche verso chi ha isolato l’individuo che sbaglia. Chi accetta di pagare il giusto prezzo per l’errore commesso si risolleva.
Lasciatemi infine raccontare una breve storia.
Camminando per la strada con un mio amico incontrammo un barbone ubriaco che faceva l’elemosina. Il mio amico gli diede dieci euro con un’affettuosa pacca sulla spalla e sorridendogli. Un po’ sorpresi, ma contenti, sia io che il barbone, gli domandai il motivo di quel gesto. Mi rispose:”Vedi io per ora non posso fare altro che dargli dei soldi, però so che quel barbone è una scheggia impazzita che noi, che crediamo di essere dalla parte giusta, abbiamo scagliato nell’universo a causa dei nostri errori e quindi ne siamo responsabili”.
Un errore ha tante facce e spesso, anche se ce l’abbiamo di fronte, non lo riconosciamo.
Eccoci arrivati al quarto articolo della guida Creare oggetti di design dove ora prendo in considerazione il punto c) della “Buona formazione degli obiettivi” che riguarda l’osservazione del risultato delle proprie azioni nel conseguimento di un obiettivo, cercando di individuare cosa funziona e cosa non funziona.
Ricordiamone i quattro punti:
a) Conoscere il proprio obiettivo; (Articolo 2)
b) Avere un piano/strategia per raggiungerlo; (Articolo 3)
c) Osservare il risultato delle proprie azioni - cosa
funziona/ cosa non funziona; (Articolo di oggi)
d) Essere flessibili con il proprio comportamento e
modificarlo fino al raggiungimento dell’obiettivo.
Può sembrare scontato capire se un’azione ha funzionato o non: “Basta guardare il risultato!” , si potrebbe dire. Non lo è altrettanto capire quali, tra i parametri operativi scelti, hanno creato il risultato positivo e quali quello negativo o addirittura, capita ancora, che solo un certo mix di parametri dia risultati, ma nessun risultato se presi singolarmente.
Per chiarire questo argomento distinguiamo tra due grandi categorie di risultati:
1) risultati che dipendono dalle conoscenze tecniche/ operative;
2) risultati che dipendono dal comportamento dell’individuo.
Se parliamo di mettersi in proprio ci sarà l’imprenditore e gli eventuali soci che dovranno sorvegliare cosa funziona e cosa non.
E’ importante sottolineare che per capire a che punto sei della tua preparazione, sia tecnica che comportamentale, se sei in un’azienda, normalmente è il responsabile del personale, e subito dopo il responsabile della tua posizione, che ti valuta suggerendoti cosa e come imparare, e gestire i nuovi incarichi. Qui invece ci sei solo tu e la tua energia imprenditoriale. Le iniziative sono prese esclusivamente da te e dai soci, così come il giudizio che dai alle tue azioni.
a) Risultati che dipendono da conoscenze tecniche/ operative.
Se si è preparati tecnicamente lo si sa a priori con o senza laurea o esperienza sul campo. Per ovviare alla preparazione tecnica/ operativa bisogna ricorrere a un professionista, ora per il conto economico, poi per il marketing, logistica, design, grafica e così via. Infine studiare accuratamente se si vogliono apprendere competenze diversa dalla propria.
b) Risultati che dipendono dal comportamento dell’individuo.
Questo punto è molto delicato da trattare perché riguarda la sfera personale e quello che ciascuno crede di sé stesso.
A questo proposito emergono subito due considerazioni importanti:
1) Decidere di essere responsabili al 100% per tutto ciò che accade.
2) Chiedersi cosa si può fare per correggere i propri errori.
Decidere di essere responsabili – A volte si crede che il fallimento sia responsabilità di altri; che in alcuni casi risieda nella sfortuna o nel caso ma sia sempre in minima parte propria.
E’ vero che le azioni degli altri possono modificare un risultato, noi non siamo certo onnipotenti, ma solo se si decide di prendersi la responsabilità del fallimento anche totale, pur virtualmente, allora si riesce a correggere un risultato verso il successo a patto che si decida di operare nel proprio dominio.
Osservate le trasmissioni in cui intervengono i politici: spesso gli atteggiamenti più utilizzati sono: screditare l’avversario, negargli i successi ottenuti, addebitargli i fallimenti dei governi passati, interpretazione discordante dei dati in loro possesso spesso opposti, offendere la persona.
Osserviamo in una sola trasmissione un campionario significativo dell’incapacità di essere responsabili e di non riuscire a capire cosa ha funzionato e cosa non, in modo da correggere i propri errori verso un interesse collettivo.
Chi osserva tali fenomeni a sua volta li critica disgustato, senza essere consapevole che anche lui ha avuto la responsabilità di delegare, a chi non conosceva, il compito di rappresentarlo, senza informarsi, senza partecipare, senza capire e di non averlo “delegittimato” al momento giusto.
La responsabilità personale e i domini in cui si opera, sono gli ingredienti forse più importanti della vita di una persona e nella società; fallimenti aziendali, fine di amicizie, separazioni tra partner, incomprensioni con i figli, litigiosità tra politici, tra Nazioni, fino alle guerre, dipendono sempre dalla mancata presa di responsabilità di entrambe le parti e dal dominio in cui ciascuno ha cercato di operare: definendo come dominio uno spazio personale sul cui confine, estendere la propria libertà verso l’esterno significa limitare la libertà dell’altro.
Responsabilità e domini sono temi trasversali alla vita dell’individuo e della società, molto vasti e complessi che cercherò di affrontare in un prossimo articolo insieme a quello di come correggere i propri errori attraverso strumenti specifici.
Proseguendo dall’articolo precedente, riguardo alla mia guida Creare oggetti di design,
a questo punto se avete un’idea chiara di quello che volete fare potete iniziare a scrivere il vostro piano e la vostra strategia.
Spesso questo punto, se volete riuscirci da soli, può essere il punto più difficile da superare.
“Non so ancora niente di come si costruisce un business e dovrei scrivere qualcosa?” vi domanderete!
Vi rendete conto subito che ancor prima di scrivere un piano, cercare il finanziamento, soci, più tutto il resto dovete decidere di scriverlo prima di attuarlo.
Ma come se fosse una maledizione non riuscite neanche a prendere una penna in mano perché collassati sotto un carico troppo alto di cose da fare, di incertezza e di mancanza di conoscenza sui temi che volete affrontare. Fenomeno questo che in organizzazione aziendale viene chiamato backlog la cui traduzione letterale è “lavoro arretrato”.
Però da qualche parte dovete iniziare e il modo migliore di farlo è “farlo” senza preoccuparsi se quello che scriverete sulla carta saranno una valanga di ingenuità. Solo quando avrete scritto qualsiasi cosa vi passa per la mente sull’argomento che volete affrontare, il vostro piano e la vostra strategia ad esempio, verrà il momento di correggerla e di riordinarla secondo il criterio che vi sembrerà più giusto.
Ad esempio potreste numerare le azioni che volete compiere indicando quelle che potete fare parallelamente e quelle che potete fare solo dopo che avete compiuto l’azione precedente.
Ora indicate ciò che vi serve per compiere quell’azione, soldi, persone, una conoscenza specifica, un professionista che se ne occupi, un socio. Magari per compiere tutta una serie di azioni inizialmente vi serve un po’ di attrezzatura: un computer nuovo, una stampante, una fotocopiatrice.
Scoprirete che il solo fatto di avere scritto qualcosa su un pezzo di carta vi dà l’energia per continuare nel vostro programma di creare il vostro business. Ma la cosa che sarà più importante è che adesso avete qualcosa da mostrare a qualcuno a cui chiederete i primi suggerimenti.
Avete scritto qualcosa da ampliare e su cui lavorare perché possa essere migliorato.
Come avete potuto constatare spesso la cosa più importante non è quello che scrivete inizialmente ma “iniziare”. Quello che scrivete può essere migliorato, ampliato, reso perfetto ma se non iniziate mai non ci sarà nulla da perfezionare.
E di fronte a questo problema si trovano la maggior parte delle persone che vogliono intraprendere qualcosa di nuovo. Iniziare un’attività da zero, soprattutto se non l’hai mai fatto, è fonte di incertezza e porta una persona nella frustrazione più assoluta sin dal primo fallimento. Iniziare è la base del primo passo di un processo creativo.
Per superare questo momento e imparare come fare, ci vogliono doti particolari che hanno gli imprenditori ad esempio, ma che possono essere sviluppate attraverso percorsi specifici di crescita sia professionale che interiore.
La cosa fondamentale se volete continuare a fare la professione di imprenditore è che dovete considerare i fallimenti come un trampolino per migliorare e non qualcosa su cui auto flagellarvi. Anzi meglio fare qualche errore all’inizio, che non farne mai.
Il mio primo datore di lavoro, quando facevo il progettista, dopo avere visto un errore dimensionale commesso su una fusione di alluminio mi disse:” Per fortuna che hai sbagliato su questo pezzo che costa qualche centinaia di migliaia di lire; pensa se avessi sbagliato su un pezzo da qualche milione; ora sai dove non sbagliare più”.
Al di là del valore dell’errore commesso il messaggio era chiaro oltre che positivo: “I fallimenti sono pura informazione!”
Spesso quelli che si vantano di non sbagliare mai, quando sbagliano fanno l’errore definitivo e non è tanto l’errore che compiono che non li fa più rialzare ma l’abbattimento totale della loro autostima fondata su una percezione distorta di ciò che loro stessi sono.
Al giorno 1 del mio libro
Creare oggetti di design
dò il titolo “Come avere l’idea” suggerendo forse al lettore una modalità creativa per generare oggetti di design.
Subito dopo il titolo invece affronto il tema che riguarda le premesse necessarie affinché la mente stessa sia pronta a generare un’idea innovativa valida insieme al corredo di tutto ciò che le starà intorno.
Ma perché questo? Non sarebbe bene prima avere un’idea originale e poi pensare a produrla?
Io del resto ho fatto così: avevo un brevetto per le mani della forbice rotonda per ambidestri
CUTFISH
e mi sono improvvisato a produrla senza preparazione, a volte improvvisando senza sapere se il grande sforzo che stavo per compiere avrebbe generato risultati almeno accettabili.
Quando si ha un’idea già pronta per le mani si tende a fare le cose più in fretta. Non che non si possa fare anzi tante volte un’idea forte sbaraglia qualsiasi ostacolo ma dipende sempre dalla personalità di chi c’è dietro.
Quando si fanno le cose in fretta si tende ad improvvisare non creare correttamente le basi per uno sviluppo futuro.
Al contrario se ci si prepara a creare un’impresa basata su qualcosa di ancora non esistente, il fatto stesso di costruire prima una struttura sia mentale che fisica, fa sì che aumenti la capacità di generare un numero maggiore di idee e che a quel punto qualsiasi idea potrebbe essere prodotta anche se non originale con la struttura creata.
Un’idea originale assorbe l’energia di tutto ciò che le viene costruito intorno e ne è la padrona incontrastata.
Produrre l’idea esattamente così come è stata pensata può portare a costi eccessivi e ad un eccessivo entusiasmo iniziale coprendo gli occhi a tutti con una enorme fetta di mortadella.
Diversamente quando è prioritaria o quanto meno si trova allo stesso livello di importanza la corretta gestione della struttura economica e umana che dovranno gestirla tutto diventa più semplice.
È quindi necessario rispondere alle quattro domande che elenco al paragrafo “OBIETTIVI BEN FORMATI” della mia guida: Creare oggetti di design:
a) Conoscere il proprio obiettivo;
b) Avere un piano/strategia per raggiungerlo;
c) Osservare il risultato delle proprie azioni – cosa
funziona/cosa non funziona;
d) Essere flessibili con il proprio comportamento e modificarlo fino al raggiungimento dell’obiettivo.
E vi assicuro che rispondere alla prima domanda non è mai così scontato. È forse la domanda più importante che darà in seguito un senso molto profondo a quello che state facendo e che farete nel futuro.
Conoscere il proprio obiettivo è il motore che attirerà a voi altre persone e collaboratori. Sapere dove stai andando diventa un serbatoio infinito di energia al quale attingere risorse nei momenti di difficoltà.
Conoscere il proprio obiettivo non è solo avere un’idea materiale della fattibilità economica di un’impresa, ma è soprattutto percepire una sensazione interiore che ci dice se stiamo facendo la cosa giusta per noi.
È una sensazione interiore molto profonda che risponde alla domanda: “Sto tradendo o sto rispettando le aspettative di ciò che realmente vale per me, di ciò a cui veramente tengo?”
E questa domanda dovrebbero farsela tutti non solo quando si decide di mettersi in proprio ma anche quando si sceglie un percorso di studi, una professione, un amico o ancora di più un partner.
Se ci si facesse la domanda:”Conosco il mio obiettivo” o nel caso generale: “So dove voglio andare” si avrebbero meno delusioni e non si farebbe l’errore forse più grave che è: “tradire se stessi”.
“Il Mondo si sposta per chi sa dove vuole andare”.
Come avrete notato nel mio libro
Creare oggetti di design
dedico ampi spazi a quella che viene chiamata crescita personale. Potrebbe sembrare strano che un libro che parli di design, progettazione e economia abbia al suo interno ben due capitoli dedicati a tale tema, tema che continuamente viene richiamato all’attenzione in tutto il testo come fosse la trama di base che tiene insieme tutti i contenuti.
La motivazione di questo, per quello che mi riguarda, risiede nel fatto che molti anni fa mentre mettevo in piedi la mia società, ho incontrato lo straordinario mondo della crescita personale che mi ha risvegliato da un profondo letargo.
Quand’ero un ragazzo credevo che il mondo fosse studiare, lavorare, mangiare, dormire, avere una ragazza, andare al cinema, avere figli, sognare, soffrire, gioire. O quanto meno questo era il modello trasmesso dalla società, questo era quello che vedevo in televisione, al cinema o forse era quello che volevo vedere. Ma attorno a me c’era sempre un rumore di fondo che mi teneva sveglio.
Mettermi in proprio mi ha cambiato la vita e se da un lato mi ha reso libero, dall’altro mi ha obbligato ad essere responsabile anche per le persone che gravitavano intorno a me.
Di colpo diventi responsabile dei prodotti che metti sul mercato e di come questi influenzeranno i comportamenti della società. Diciamo che non è stato proprio così per la mia forbice, era pur sempre una forbice; ma quando produci una forbice come la mia devi essere sicuro che nessuno si farà male e questo impegno e quello che comporta è enorme credetemi, specialmente se questa forbice assomiglia a un giocattolo e rischia di essere comperata da qualche mamma per il suo bambino.
Potevo incorrere in quello che viene chiamato “errore di progettazione concettuale”, un po’ come travestire una bomba a mano da Topolino e poi venderla!
Per intenderci, pensate per un attimo alle persone che decidono quali programmi televisivi guarderanno i nostri bambini, a quelle che, perché elette da noi, decidono quali leggi noi stessi seguiremo, a quelle che producono alimenti che noi mangeremo, a quelle che dovranno effettuare i controlli perché siano alimenti sani, a quelle che producono automobili. L’elenco sarebbe lunghissimo ed esiste sempre il rischio che l’interesse di chi gestisce un’azienda o un organo istituzionale, non coincida con l’interesse della comunità. Pensate alla grande crisi che stiamo attraversando, pensate a quello che hanno combinato le banche in tutto il mondo.
Di colpo ti rendi conto che quello che fai e soprattutto come lo fai ha un’influenza che va al di là di ciò che tu stesso puoi immaginare. Sapere che è importante come fai una cosa prima ancora di che cosa è il segreto per avere successo e per essere in pace con se stessi.
Conoscere la crescita personale è stato come avere scoperto che esisteva il fuoco dopo avere mangiato tutta la vita carne cruda. E dire che il fuoco non è qualcosa che passa inosservato: emana luce e riscalda, ma se non sai che esiste continuerai a mangiare carne cruda.
Così è per la crescita personale. Tutti ne vedono gli effetti nelle persone che sono in pace con se stesse ma pochi ne conoscono la provenienza.
Se esistesse più cultura su questo tema esisterebbero un maggiore numero di persone in grado di modificare la società e cambiare il mondo verso obiettivi condivisi da tutti.